Uscita Didattica delle Classi II e III B al Vajont

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Uscita Didattica delle Classi II e III B al Vajont

 

 

 

Martedì 27 marzo 2018 le classi II B e III B della Scuola Secondaria di Primo Grado “C. Stuparich” si sono recate in uscita didattica sui luoghi della tragedia del Vajont.

L’uscita è stata organizzata in collaborazione con l’Associazione “Parco delle Dolomiti Friulane” e si è svolta con l’accompagnamento dei docenti M. Plossi, C. Salari, N. Covone e G. Micheli.

 

L’esperienza è stata pensata come la conclusione di un percorso didattico volto a sensibilizzare gli alunni coinvolti riguardo alle tematiche ambientali, al rischio idrogeologico e alla  salvaguardia dell’ambiente. In tale ambito si è voluto approfondire il terribile disastro del 9 ottobre 1963, che ha provocato quasi duemila vittime fra la popolazione di Erto, Casso, Longarone e altre frazioni limitrofe. L’uscita è stata, quindi, preceduta da un attento percorso di preparazione svolto a Scuola, attraverso le lezioni e spiegazioni dei docenti, nonché anche grazie alla visione di alcuni importanti ed interessanti documenti video: le testimonianze di numerosi sopravvissuti alla tragedia, il film “Vajont” di R. Martinelli ed il monologo “Vajont – un’orazione civile” di M. Paolini.

 

Siamo arrivati ad Erto verso le 10.30 del mattino, ed abbiamo trovato ad attenderci la nostra guida, che poi ci ha accompagnati lungo tutte le tappe della giornata. Abbiamo iniziato con una attenta e particolareggiata visita al Museo di Erto, ripercorrendo tutte le fasi di costruzione della diga, nonché delle varie conseguenze sull’ecosistema della valle che ciò ha provocato. Quindi, dopo un pranzo al sacco all’aperto, abbiamo attraversato a piedi il paesino di Erto vecchia, osservando così numerose testimonianze della notte del disastro (alcune abitazioni ancora non ricostruite, tralicci dell’alta tensione piegati come de fossero stati di gomma).

 

Ci siamo poi diretti verso la diga, e abbiamo percorso tutto il suo coronamento: davvero uno spettacolo mozzafiato (261,61 m dal piede della diga alla sommità) osservare la gola della valle, con la cittadina di Longarone in fondo. Anche i ragazzi che soffrono di vertigini per l’altezza hanno portato a termine l’impresa con onore!

 

Particolarmente toccante e suggestivo è stato percorrere il tratto di strada immediatamente precedente l’arrivo alla diga, poiché sulla staccionata che fa da parapetto sono fissati più di 400 fazzolettini, che riportano i nomi degli altrettanti bambini e ragazzi (sotto i 14 anni) che hanno perso la vita la notte della tragedia, o che sarebbero dovuti nascere di lì a poco tempo.

 

Abbiamo poi fatto un’escursione –sempre a piedi– sulle pendici del monte Toc, camminando a tutti gli effetti sull’enorme corpo di frana che il 9 ottobre 1963 si è staccata dalla montagna, piombando nel lago sottostante e provocando il disastro.

 

A metà pomeriggio, quindi, siamo risaliti sul pullman stanchi ma contenti, per fare rientro a Trieste.

Prof. Micheli